Spesso ci chiediamo quale sia il modo migliore per comunicare con il proprio partner, con gli amici, con i genitori, con il datore di lavoro… Cominciamo con una premessa che potrebbe far sembrare inutile questo post: non esiste un modo migliore di comunicare. Per lo meno non esiste quello migliore in assoluto.

La comunicazione umana avviene sempre tra persone, e quando si pensa di comprendere l’altro spesso lo si fa sulla base di un presupposto che diamo per scontato: “E’ il mio compagno, saprò cosa gli passa per la testa!”. La chiamano “illusione di comprensione”. Pensiamo di aver capito tutto, e invece l’altra persona spesso ci rimanda che non abbiamo capito niente, o almeno non proprio tutto.

Questo perché la comprensione è una parte della comunicazione, ma non è la sola. Per comunicare in modo efficace bisogna essere disposti a farlo, e non basta che solo una parte sia pronta per questo. L’altra persona coinvolta con noi in un’impresa sociale potrebbe avere le sue ragioni per non comunicare con noi, e talvolta questo è difficile da accettare. La sensazione di frustrazione e di impotenza che si prova di fronte a una persona con la quale proviamo ad interagire senza successo è spesso quella che porta a una escalation di rimproveri, rivendicazioni, rabbia e malumori che non fanno bene nella relazione.

Provare ad ampliare il significato che ciascuna delle parti coinvolte dà alla parola “comunicare” è la chiave per capire quale sia il modo migliore per farlo. Non IL modo, ma I modi.

Un piccolo esperimento?

Scegliete una persona con la quale credete di avere confidenza e con la quale sentite di poter comunicare. Mettetevi di spalle, in modo che ciascuno tocchi con la schiena la schiena dell’altro. Una persona tra le due descrive un oggetto senza mai nominarlo direttamente. All’altra persona spetta il compito di disegnare quello stesso oggetto.

A cosa serve questa specie di “Pictionary” al contrario? Scoprirete che ci sono molti modi di descrivere lo stesso oggetto, e che ognuno dipende dal modo in cui pensiamo di conoscere l’altra persona. Se pensiamo che è un’abile osservatrice di dettagli, proveremo a descriverne le parti più piccole, quelle su cui immaginiamo si sarebbe soffermata guardando quell’oggetto. Se pensiamo che abbia familiarità con gli sport, proveremo ad utilizzare delle immagini “sportive” per descrivere quello che abbiamo di fronte: “Ha la forma di un pallone da calcio”, “Ha un manico simile a quello della Coppa della Champions League” e così via.

Comunicare non è un’impresa facile e spesso la difficoltà a farlo diventa motivo di grande sofferenza.

Uno degli obiettivi dei percorsi di sostegno alla genitorialità è quello di aiutare i genitori a comprendere che cosa il figlio sta comunicando loro, così come nella terapia di coppia spesso la comunicazione diventa un punto centrale del percorso che si fa insieme.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Instagram

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *