La dieta viene da sempre vista e pensata come un “cambiamento” che vede la persona attiva nello sforzo di raggiungere un obiettivo. Ma parlare di dieta implica anche porsi delle domande rispetto alle scelte che le persone compiono negli aspetti della vita che più le riguardano da vicino. Ecco allora che intraprendere una dieta, o scegliere di non intraprenderla, apre una serie di questioni che riguardano non soltanto qual è il nostro peso ideale, ma hanno a che fare con l’atteggiamento che abbiamo nei confronti del nostro corpo, dell’alimentazione, del nostro personale modo di “essere nel mondo“.

Vista da questa prospettiva, la scelta di non intraprendere una dieta può trovare uno spazio di comprensione, diventando occasione per porsi domande più ampie rispetto a se stessi, agli altri, al mondo.

Chi sarò io dopo la dieta? Come mi vedranno gli altri? Chi voglio essere e qual è l’ideale di me che ho in mente? Gli altri mi accetteranno lo stesso anche se non faccio una dieta?

Queste domande, spesso non consapevoli, trovano risposte nel modo con cui ci approcciamo all’alimentazione, al nostro corpo, alle relazioni intime e a quelle più ampie. In altre parole, scegliere di intraprendere o non intraprendere una dieta parla di noi, dei nostri desideri, delle nostre paure, dei nostri limiti e delle nostre possibilità.

Di tutto questo ho avuto modo di parlare nell’edizione del 2015 delleConversazioni Costruttiviste, un’occasione di incontro per riflettere e costruire insieme che cosa voglia dire “intraprendere una dieta”.

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